beh, ecco, io mi costituisco: nel '92, avro' avuto 13-14 anni, nella mia deprecabile arroganza letteraria mi e' venuto di scrivere una specie di libro-game, di quelli che alla fine di ogni capitolo scegli cosa fare, e se scopri che poi sei morto torni indietro e cerchi di coglionare il libro. Ecco, fatto sta che quelle paginette da poco, quella meschinita' adolescenziale, era, come dire, ispirata a Tangentopoli. C'era Forlani in formato zombie-che-sbava, e pure Andreotti non e' che ci facesse una grandissima figura*...
Insomma, ammetto tutto. Era una boutade preadolescenziale, dei tempi in cui pasteggiavo ad Estathe (va beh, quello fino a un paio di anni fa) e avevo da poco smesso di fare judo.
Ci tenevo a dire tutto subito, che non vorrei mai che un giorno il mio nome finisse dentro una dichiarazione di Gasparri...
*Era, nella mia ovvieta' brufolosa, il mostro dell'ultimo livello.
Breve corso di aggiornamento per chi sceglie ancora i canali dall'1 al 7. O la vita sociale.
Le premesse ci sarebbero tutte: Fringe è la serie a cui si è dedicato J J Abrams dopo aver tirato scemo il mondo con Lost, ed essersi divertito con Cloverfield.
E si apre con una misteriosa epidemia su un aereo di linea, su cui viene chiamata ad indagare una sezione speciale dell'FBI che si trova costretta a fare affidamento su uno scienziato schizofrenico rinchiuso, appunto, in manicomio. Insomma, c'è lo spunto di respiro, il personaggio intrigante, e il burattinaio di talento dietro le quinte.
O almeno ci sarebbe, perchè da subito Fringe casca su tutta una serie di debolezze anche banali, che richiamano inevitabilmente un confronto con X-Files:
- X-Files si reggeva sulla dialettica tra Mulder e Scully. Allo stesso modo, Fringe si dovrebbe reggere sullo scontro fra lo scienziato Walter Bishop ed il figlio trascurato Peter (Joshua Jackson - Pacey), che però è un personaggio costruito con i piedi. Parte come un genio dal QI spropositato, ma viene subito relegato a contraltare moralista del padre, con interventi didascalici che servono a ricordare allo spettatore che "questo scienziato pazzo che avete conosciuto in un manicomio era proprio pazzo, e comunque con la natura non si scherza se no la natura si ribella". Insomma, etica da quattro soldi, appena un gradino sopra Giovanardi.
- John Noble, che fa il pazzo di cui sopra, è bravo ma non abbastanza. Se l'unico personaggio interessante della serie è un uomo mentalmente instabile, moralmente discutibile ma dotato di un fascino ambiguo e irresistibile, ti serve Anthony Hopkins. Niente di meno.
- X-Files spiega bene che van bene le cospirazioni misteriose ed i cattivi dietro le quinte, ma bisogna dar loro una presenza ed un volto. Nel caso, l'uomo che fuma. In Fringe non c'è niente di tutto questo: ci sono una serie di incidenti scollegati, un libro che forse spiega qualcosa e forse no, e dopo un pò arriva un cattivo che sembra preso dai B-movies per la tv, con la faccia di quello che si chiede perchè sta lì.
- Infine, Fringe si dimentica che la science fiction segue un meccanismo molto rigido: una volta definiti gli elementi di fantasia, tutto il resto deve muoversi rigorosamente nei confini del realismo, altrimenti si scade nelle coincidenze tenute insieme con lo sputo. In X-Files la "suspension of belief" postulava gli alieni, i poteri paranormali e la cospirazione governativa. Tutto il resto era estremamente realistico, tanto che, per dirne una, Mulder e Scully si sfacchinavano centinaia di miglia perchè gli eventi paranormali accadevano nei luoghi più svariati degli Stati Uniti. Qui invece succede tutto a Philadelphia.
O quella città porta sfiga, o gli sceneggiatori qualche sforzo in più potevano mettercelo*...
Quest'elenco potrebbe andare avanti a lungo (dai viaggi mentali al sosia di Steve Jobs, ad una protagonista veramente cagna), ma bastano questi tre dettagli a fare di Fringe essenzialmente un'occasione mancata: l'X-Files del XXI secolo, del decennio di trionfo delle serie televisive, della factory di J.J. Abrams è un prodotto degno di un passaggio su La7.
Perchè guardarlo. Per verificare di persona che ogni tanto anche J.J. Abrams fa le sue belle vaccate.
* Che poi l'indizio che non fossero esattamente dei geni stava proprio lì in alto: "From the writers of Transformers".
Io non so se finirà come si dice qui, però leggo questo articolo di Repubblica e intravedo una strategia brillante come poche altre:
"Silvio Berlusconi avrebbe ribadito nel corso di una serie di contatti avuti nei giorni scorsi con le cancellerie europee per spiegare che quella di D'Alema "è una candidatura forte"."
"L'ambasciatore polacco Jan Tombinski, rappresentante permanente di Varsavia presso la Ue, ha detto stamane che "avere un ex comunista come ministro degli Esteri dell'Ue sarebbe un problema per i Paesi dell'ex Patto di Varsavia".
E già me lo vedo Berlusconi dire: "Io da vero statista ce l'ho messa tutta, ma quello è comunista. Lo vedete che i comunisti non sono una mia ossessione? Che il motivo per cui l'Italia non ha una poltrona internazionale di prestigio non è che vado a zoccole, ma che loro sono comunisti?"
La Corte Europea «non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo".
Si vede che più ci si allontana dal Tevere, più è difficile farsi coglionare...
P.S. Evidentemente Piacenza non è lontana abbastanza.
Io su questa cosa ci farei una campagna. O meglio, la Campagna. O meglio ancora, ci farei un Partito, e poi ci farei su la Campagna per mandare a casa chi da 15 anni tiene in mano la politica italiana allagando il Paese in un pantano immobile.
E questa cosa è la complessità.Il valore della complessità. Il fatto che viviamo in un mondo che non si affronta con le 3I, con i muri, o con l'idea che gli statali timbrino e poi vadano a far la spesa ed i poliziotti siano ciccioni, come se i riferimenti teorici della politica del XXI secolo fossero Fantozzi e i Simpson. E in effetti in Italia lo sono.
Non che la Prima Repubblica fosse meglio, ma la Seconda si è fossilizzata in uno schema in cui il centrodestra affronta qualsiasi questione con due o tre slogan qualunquisti, e il centrosinistra risponde con dei sottoslogan un pò più sfigati, ma di simile natura. Poi intorno a questi slogan tiriamo su delle belle barricate, e ne facciamo una questione di principio, che è una scusa elegante per non far la fatica di spegnere le telecamere e studiare il merito della questione. Se non fosse che mentre noi giochiamo agli opposti estremismi, il resto del mondo non ci fa la cortesia di aspettarci.
Per questo mi sembra una piacevole coincidenza che oggi in giro per la rete circolino tre belle frasi:
"Avrà ragione Valeria, dovevo essere più diretto. Qualcosa tipo: voi volete che i ricchi vadano alle private e gli sfigati alla pubblica. Invece io insisto sempre per ficcare della complessità dappertutto." (Leonardo)
"Le cose che ha detto [Bersani], attenzione, a volte erano difficili. Difficili. “Viva la figa, vavavuma!” non è roba che ci compete. [...]Ora serve sostanza, e la sostanza fa a pugni coi coriandoli d’argento." (Freddy Nietzsche)
"Tutte le demagogie partono da questo meccanismo, che si abolisce la complessità. La colpa del cattivo funzionamento di una cosa non è di un sistema, ma di improbabili cause umane, di piccolo sabotatori.[...] I problemi gravi, complessi di questi anni, e sono purtroppo sempre più complessi perchè il mondo è sempre più complicato, vengono risolti con delle soluzioni magiche, e a furia di sfornare soluzioni magiche la gente perde i confini fra quella che è realtà e quella che è fiction." (Curzio Maltese, intervistato a Che tempo che fa)
Ecco, io dalle difficoltà del PD, dal Berlusconismo, dalla crisi, da tutto questo uscirei riscoprendo il valore della complessità. E a chi dice che non si può perchè la gente non la saprebbe digerire, risponderei che sono 15 anni che gli italiani devono affrontare quotidianamente la complessità, quando devono andare a far la spesa, gestire l'inflazione post-Euro, inventarsi una carriera precaria o mandare avanti l'azienda e sostenere le esportazioni con poche infrastrutture e ancor meno finanziamenti.
E comincerei a dirlo al Nord.
Quanto al post di questo titolo, serve a ricordare quel candidato del Partito Democratico che si è portato a casa le elezioni proprio così.