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martedì 17 maggio 2011

Lista (bipartisan) di chi non ci ha capito niente

Quelli che le primarie producono candidati estremisti che non possono vincere.

Quelli che Pisapia non puo' raccogliere i voti dei moderati milanesi. (Quelli che non hanno capito che Pisapia e' il primo dei moderati milanesi.)

Quelli che i moderati.

Quelli che senza alleanze con il centro non si puo' vincere.

Quelli che il centro.

Quelli che stavolta l'affluenza crolla.

Quelli che a Napoli dopo la monnezza Berlusconi ha gia' vinto.

Quelli che la Lega stavolta fa il pieno.

Quelli che Fassino e' il vecchio che ci condanna a sicura sconfitta.

Quelli che il candidato non conta, conta il programma.

Quelli che il candidato non conta, conta l'alleanza.

Quelli che Berlusconi e' un genio della comunicazione, ed un maestro delle campagne elettorali.

E poi quelli che "dopo le amministrative facciamo una verifica e apriamo una discussione seria."

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venerdì 4 febbraio 2011

Tanto per evitare casini...

Io la butto li'.

Ma siamo sicuri che fra un Berlusconi 74enne, e che ha gia' compiuto sostanzialmente tutti i danni che puo' compiere per il Paese e ha deluso la maggior parte degli elettori, e un Casini 55nne stimato da tutti e che ancora non ha avuto l'opportunita' di fare i propri, di danni, l'avversario strategico non sia quest'ultimo?

Perche' e' vero che l'impatto di Berlusconi e' stato devastante, ma per l'appunto ormai quello ce lo siamo sorbiti, mentre il cattolicesimo reazionario in salsa brizzolata facciamo ancora in tempo ad evitarcelo. E visto che gira voce di Sante Alleanze con Casini premier, io un pensierino a questa cosa ce lo farei...

Insomma, guardateli: cosi', a occhio, chi vi fa piu' paura?

Comunque...



Ha fatto piu' danni Mitterand alle campagne elettorali del centrosinistra di qualunque litigio sulle primarie...

(Aka: Chi sa fare, fa. Chi non sa fare insegna copia.)

mercoledì 28 luglio 2010

I sondaggi inutili e le due mosse di Bersani

Oggi Repubblica pubblica un sondaggio inevitabile quanto inutile. Condito da un commento fuorviante proprio per i suoi limiti strutturali.
Che poi basta guardarlo e si capisce.
Da questo


IL PROFILO DI IMMAGINE DI VENDOLA E BERSANI NELL'ELETTORATO DI CENTROSINISTRA

 

(% di risposte 'Molto+Abbastanza)
Base: Elettori di centrosinistra
Nichi VendolaPierluigi Bersani
Onesto
7086
Sincero
6886
Competente e preparato
6490
Moderno e Innovativo
6658
Parla chiaro - Sa comunicare
6866
Vicino alla gente
6764
Moderato
4683
Autorevole
5953
Affidabile
6388
Determinato
7174
Mediatore
5475
Concreto nel risolvere i problemi
6064


Antonio Noto, direttore di Ipr, trae la conclusione che gli italiani considerino Bersani un candidato migliore, ma poi in modo contradditorio e un po' immaturo scelgano Vendola, forse perche' stregati dalla sua narrazione emotiva. E' un modo comune, ma facilone e autoassolutorio, con cui  un bel pezzo di politica liquida il consenso del governatore pugliese.
La realta' e' che gli elettori di sinistra non si riconoscono in Vendola perche' dice belle parole; ma perche' dice belle parole con cui sono d'accordo.

Ed e' questo il limite del sondaggio IPR. Il problema di Bersani, ed in parte del PD, non e' mai stato un deficit di sincerita', mediazione, onesta' o (figuriamoci!) moderazione.
Il problema e' che ha poche opinioni, ma confuse. E quando ce le ha, spesso non soddisfano la base.
Un sondaggio che non parta da questo punto e' un sondaggio inutile.
Un'analisi che non lo riconosca e' un'analisi fuorviante.

Bersani ha quindi due sfide davanti a se': il merito ed il carattere della propria leadership.

Deve, e questo lo sappiamo da tempo, trovare il modo di delinare posizioni chiare sui temi rilevanti per gli italiani, e su queste costruire consenso nel partito e nella societa', al di la' di operazioni di alchimia elettorale.
E, non potendo cambiare carattere, deve costruire una narrazione che generi una domanda di affidabilita', responsabilita' e competenza.

Che, per inciso, sarebbe antitetica al berlusconismo, su un piano sostanziale e non sul colore dei calzini.

venerdì 21 maggio 2010

Aridaje

Pd Open by PDnetwork.

Arrivo in ritardo nella discussione riguardo la comunicazione dell'iniziativa su cui Bersani tanto punta per rilanciare il PD nell'agenda politica italiana, e su cui ha incentrato questi due giorni di direzione, PdOpen.
Le reazioni principali sono raccolte sul Post (qui e qui), a cui sono aggiunte una nota di Civati e gli spari sulla Croce Rossa di Damilano.
Tutte reazioni fin troppo ragionevoli, ma mi sembra che su almeno tre questioni non colgano il punto:

Il nome
Che sia inglese mi scandalizza poco, almeno è più comprensibile di "I Care". Il punto è che è, come dire, triste.Non trovo un modo migliore per dirlo. O meglio, ci sarebbe una parola migliore per descrivo, ma per ironia della sorte è inglese: "lame". 
E c'è una considerazione di fondo che va trapanata nelle teste di chiunque si occupi di comunicazione: "don't tell me you're funny, tell me a joke". Se vuoi dire che sei un partito aperto, non devi necessariamente usare la parola "open". Devi darti uno slogan aperto. 
(Uno dei migliori payoff mai approvati da una banca, che resta ancora un mio rimpianto professionale, era: "Passa quando vuoi").

Gli annunci
"Università e ricerca. Ultimo appello". 
"Green Economy. In italiano: un affare pulito." 
"Etica pubblica: nelle favole la morale arriva alla fine, in politica all'inizio". (E a seguire qui)
Sono carini? Forse, magari. Ma non significano un cazzo. Zero. Nada.
La comunicazione politica ha molte ambizioni, e per avere qualche chance di soddisfarle le headline devono essere semplici e indicare una direzione verso cui costruire consenso. Il problema dei giochi di parole è che per definizione non sono immediati, e vanno usati con cautela. Quando poi non vogliono dire niente, non si capisce nemmeno perchè usarli.
Poi io capisco anche che al momento non ci siano punti programmatici definiti: il percorso che si apre con PDopen serve appunto a questo, a definirli. Ma allora perchè fare una comunicazione di programma? Se l'idea è il percorso, fai una comunicazione sul percorso. Su un partito che ti invita a raccontare l'Italia che vorresti fra 5 anni. Se no stai zitto finchè non hai in mano qualcosa da dire.

Il sondaggio
Quello di cui si parla qui. Ora, non mi sembra scandaloso che il PD commissioni un sondaggio per capire di che immagine goda presso gli italiani, mi sembrerebbe strano non farlo.
Quello che mi lascia esterrefatto è che si sorprendano di risultare "schiacciati sulla conservazione". 
Ma su che pianeta vivono?!
Ma da un partito che è nato per mettere insieme due anime della politica del secolo scorso, e il cui segretario ha vinto il congresso con lo slogan "dare un senso a questa Storia", cos'altro potevano aspettarsi?!?!

Poi uno dice "i professionisti della politica"...


Update: ecco, scusa, mancavo questo. Appunto.

lunedì 19 aprile 2010

All together



Sono passati alcuni giorni dal primo dibattito televisivo fra i candidati alle politiche inglesi (primo di una serie di tre, ma anche primo di sempre), e qui qualcuno inizia a preoccuparsi.
Una settimana fa le previsioni oscillavano fra una piena vittoria di Cameron ed una mezza vittoria sempre di Cameron, che gli avrebbe consegnato la maggioranza dei voti ma non dei seggi. 
L'ottima prestazione di Clegg sembra essersi tradotta in intenzioni di voto (a dispetto di quanto pensassi), e questo potrebbe riaprire i giochi.


Da qui al 6 Maggio c'e' ancora tempo (ma neanche tanto rispetto alle nostre campagne elettorali infinite) ed il consenso per i Lib-Dem puo' dimostrarsi solo una breve bolla mediatica, ma l'impressione e' che i Tories si siano trovati una bella gatta da pelare, ed il Labour sia al momento un po' confuso: Cameron e' costretto infatti ad attaccare Clegg che lo ha scavalcato sul versante del cambiamento, e questo da una parte gli sottrae energie che avrebbe altrimenti investito contro il Labour e dall'altra gli rende piu' difficile conservare il profilo da primo ministro in pectore; Brown e' ben contento di questo, ma sa anche che i Lib-Dem rischiano di sottrargli voti preziosi nei collegi in bilico, e quindi non gli resta che sperare che Cameron si logori in uno scontro con Clegg, per poi coglierne i frutti.


Il prossimo dibattito, dedicato alla politica estera, sara' il primo banco di prova delle ambizioni dei tre, e per una bella coincidenza stavolta la posizione centrale e' destinata proprio a Clegg. Con ogni probabilita' si trovera' sotto il fuoco incrociato di Cameron e Brown, che lo accuseranno di essere troppo europeista e di manica larga verso l'immigrazione. Un atteggiamento di questo tipo fornirebbe pero' a Clegg due vantaggi: da una parte gli conferirebbe ulteriore centralita' nel dibattito, cosa finora impensabile per un candidato Lib-Dem; dall'altra gli permetterebbe di far emergere le contraddizioni di Tories e Labour proprio su questi due temi, a cui opporre la trasparenza delle posizioni liberal-democratiche, come ha gia' fatto nel primo dibattito sui temi di politica economica.


Insomma, una campagna elettorale che si annunciava scontata e noiosa tutt'a un tratto si e' inventata dei fuochi d'artificio che potrebbero mettere in crisi lo storico modello bipolare di Westminster, e anche a sinistra c'e' chi fa il tifo per il terzo incomodo. O meglio, per il modo in cui la sua presenza potrebbe mettere sul tavolo argomenti che Tories e Labour hanno rinunciato da tempo ad affrontare con chiarezza, a partire dalla politica europea.


Se vi suona familiare, date un colpo di telefono a Casini.

venerdì 16 aprile 2010

Oltremanica il terzo gode



Per chi se lo fosse perso (immagino tutti), ieri sera c'e' stato il primo dibattito fra Brown (Labour), Cameron (Tories) e Clegg (Lib-Dem).

Le mie impressioni al termine erano queste, e mi sembrano confermate dalle analisi di oggi:


  1. Un dibattito cosi' in Italia ce lo scordiamo: niente urla e accuse di comunismo, botta e risposta frenetico (anche troppo) che permetteva agli avversari di replicare e scoprire i bluff, discussioni di merito con consapevolezza di dati e tendenze e cinque minuti di discussione sul cancro senza che a nessuno sia venuto in mente di promettere la cura entro il 2013. Ma che ve lo dico a fare?
  2. Detto questo, tutto il mondo e' Paese e i livelli di gradimento piu' alti, certificati con campione e manopolona, sono arrivati quando si parlava di limiti all'imigrazione e lotta alla piccola criminalita'.
  3. Nel merito, il dibattito mi e' sembrato poco ispirato, piu' da elezioni municipali che politiche. Credo dipenda da motivi in parte struttuali (un senso di umilta' che permea tutta la politica inglese) e in parte contestuali (lo scandalo dei rimborsi spese ha affossato la credibilita' del Parlamento, e la crisi non ha aiutato), ma non si e' vista una visione progettuale per il Regno Unito
  4. Quello che piu' mi ha deluso, proprio per questo motivo, e' stato Cameron. E' arrivato al dibattito in testa ai sondaggi, sull'ondra una posizione di forza maturata ormai da mesi se non anni, e mi aspettavo che approfittasse dell'occasione per comportarsi da leader e marcare una differenza con gli altri candidati: invece si e' fatto trascinare nella frenesia e nelle contrapposizioni del dibattito, senza riuscire a dare spazio alla propria visione del futuro, che aveva argomentato molto bene in altre occasioni.
  5. Brown  ha preso meno schiaffi di quanto si temesse: e' noioso e sembra spesso sulla difensiva, ma e' riuscito a rivendicare alcuni risultati per il suo governo, e soprattutto e' stato in grado di spostare continuamente il dibattito sull'economia e sulla necessita' di continuare a sostenere l'economia, un punto chiave cui Cameron non e' riuscito ad opporre la propria visione.
  6. Alla fine, paradossalmente quello che mi ha convinto di piu' e' stato Clegg. Finora pressoche' sconosciuto, con la faccia di quello da cui non compreresti mai un'auto usata (avete presente Sberla dell'A-team?) e la tendenza a cadere nella retorica populista degli sprechi e della burocrazia, si e' anche dimostrato l'unico capace di adottare una retorica da leader: ha sottolineato gli errori degli altri partiti ma ha saputo andare oltre e parlare delle responsabilita' di tutta la politica; ha insistito sulla necessita' di fare le riforme, e non limitarsi a parlarne; soprattutto, ha offerto e pretesto onesta' con gli elettori. C'e' la crisi, i soldi sono pochi, non si puo' promettere granche'. Quel che ha promesso l'ha sostanziato specificando ammontare e origine dei fondi. Una strategia che forse in Italia non paga (e anche questo e' da dimostrare), ma che gli inglesi sanno apprezzare.
Oggi il Guardian conferma queste impressioni, con un sondaggio post-dibattito in cui Clegg, col 61% del consenso, schiaccia Cameron (22%) e Brown (17%).
Poi questo significa poco, perche' l'apprezzamento per la performance in un dibattito non si traduce necessariamente in intenzione di voto, soprattutto nel caso di forze terze, ma i Lib-Dem hanno fatto bel passo avanti in un percorso di piena legittimazione, approfittando al massimo della prima volta in cui hanno avuto la possibilita' di giocare alla pari con Labour e Tories.

Poi concordo che Blair se li sarebbe mangiati a colazione, con una mano dietro la schiena e Bush che gli fa il solletico.

martedì 9 marzo 2010

Segnatevi questo nome



Mi sa che Pippo non ha capito come si fa politica in Italia: un blog-coso critica alcuni aspetti della sua campagna, e anziche' fare appello al Presidente di Internet per chiederne la rimozione, ci mette un link.
Come se non ci fossero gia' abbastanza buoni motivi per votarlo.

Civati Giuseppe. Chi vive in Brianza se lo segni.

venerdì 5 marzo 2010

Qualcuno comincia a fare sul serio

Pippo ha cominciato la campagna elettorale, e per fortuna l'ha cominciata con una faccia diversa da quel che si vede in giro:


"Ci siamo giocati anche il campo" fa parte di una serie di cartoline tematiche dedicate a urbanistica, mafia, acqua, nucleare, federalismo, integrazione, tecnologia, informazione, sanità, trasporti, caccia, economia, salute e istruzione. (Il ragazzo è secchione, e si vede).

Adesso, visto che io c'ho sempre 'sto senso di colpa per aver portato all'estero quel briciolo di talento che ho (non che sia granchè, ma tutto fa brodo), colgo l'occasione per mettermi a posto la coscienza e dare il mio parere professionale:

Media: la cartolina è una scelta interessante. Costa poco, va di mano in mano, attira l'interesse delle persone con un'immagine forte, ma consente anche di raccontare qualcosa di più. Un mezzo giusto per chi ha qualcosa da dire, ed una rete di persone per farle girare.

I messaggi: Finalmente si parla di contenuti, ed è un bene. E di contenuti regionali, ed è una scelta che può non pagare, ma che è comunque legittima. Però resta l'effetto lista della spesa: posizioni ragionevoli su tanti temi, ma manca un elemento di sintesi, una visione unificante. Che sarebbe a dire: Civati, ne sai e su questi temi specifici posso darti ragione, ma chi sei? Che vuoi?
Obama (eh, lo so,  ha stufato anche me, ma nessuno ha ancora fatto di meglio...) era "Change" e "Hope", il primo Berlusconi era "Il nuovo miracolo italiano", Veltroni era "Volemose bbene". (E difatti ha preso schiaffi da un Paese che di volersi bene non ha alcuna voglia). Civati cos'è?
Stante questo, c'è da dire che spesso la visione unificante viene dal partito, ed il PD, come dire, è un tantino deficitario sotto questo aspetto.
E poi forse questa visione non la si chiede nemmeno ad un semplice candidato al Consiglio Regionale. Ma visto come rischiano di andare le cose, forse si poteva osare di più.

Il linguaggio: c'è una certa varianza, ma il giudizio complessivo è che le headlines siano carine e ben costruite. Forse troppo. La metafora è un meccanismo più complesso, e quindi ha un tempo di assimilazione più lungo: va bene se l'interlocutore ti sta già prestando attenzione, ad esempio durante un comizio, ma se si deve ancora stabilire un dialogo rischiano di essere poco efficaci. Idem per le altre figure retoriche usate.


La Call to Action: sì! Finalmente qualcuno che non si limita a "Votantoniovotantoniovotantonio", cosa che si può fare, se capita, settimane o mesi dopo, ma offre l'opportunità per un'interazione immediata. "Scrivi un sms" di Civati è la call to action più intelligente che abbia visto finora in questa campagna elettorale. Ben più dei vari indirizzi internet, dato che raramente la gente ha a disposizione un computer, e la voglia di usarlo, quando vede cartelloni e cartoline, mentre ciò su cui si può scommettere è che un italiano ha almeno un cellulare in tasca.
Anche qui si sarebbe potuto fare di meglio, invitando i potenziali elettori a contribuire alla campagna con un sms premium, mentre sembra che l'obiettivo in questo caso sia solo di raccogliere un database di potenziali sostenitori, cosa che conferma l'immagine di Civati come "candidato di relazioni e scarpe rotte".


Giudizio complessivo. La campagna: credo che questo sia solo il primo passo, e andrà analizzata meglio più in là, comunque si può dire che sia senza dubbio incoraggiante, ma con due limiti.
Il primo è che sembra una campagna di fidelizzazione, più che di espansione: media, messaggi, linguaggio e call to action sembrano finalizzati a rafforzare i rapporti con i propri sostenitori piuttosto che a sfondare fra nuovi elettori. Può darsi che Pippo si sia fatto due calcoli e basti questo per ottenere le preferenze necessarie, o che questa sia solo la fase uno in cui si ammassano le truppe.
Il secondo limite è che è una campagna da candidato consigliere regionale, e non da leader: che si perda o che si vinca (magari per forfait), sarebbe stato interessante sfruttare quest'opportunità per costruirsi un profilo di primo piano, per poi puntare alla famosa candidatura a sindaco di Milano, o ad un ruolo nel partito.
Ma questo richiederebbe, per l'appunto, una visione unificante a monte della lista della spesa.

Giudizio complessivo. Il candidato: è intelligente ed ha delle belle intuizioni, ma è penalizzato dal fatto di stare in una classe di imbecilli, per cui bastano quelle poche intuizioni a fargli fare bella figura. Dato che non lo si può spostare in una scuola più severa perchè c'è bisogno che continui a candidarsi in Italia, bisogna incoraggiarlo e renderlo più ambizioso.