domenica 14 marzo 2010

I bei tempi trapassati

Bombolo, lo yogurt, e Mancini che si lamenta del sistema dopo che in un colpo solo si è ritrovato in regalo uno scudetto e il secondo giocatore più forte della Serie A.
Ma soprattutto non sopporto Sofia Loren.
O meglio, non sopporto quel servilismo provinciale con cui ne abbiamo stuccato il ricordo, per cui le rare volte che torna in patria rappresentiamo la discesa della Divina fra i poveri compaesani adoranti, e per come se ne parla sembra che gli adolescenti di mezzo mondo la celebrino con quotidiani e adoranti gesti amanuensi. Come se vivessimo in un mondo senza Megan Fox, per dire.
Quando alla fine si tratta di una pensionata che mezzo secolo (no, dico, mezzo secolo fa!) era bona, e lo era per i canoni di mezzo secolo fa (tipo che se anche tornasse com'era, gli adolescenti continuerebbero a perdere diottrie per Megan Fox), e ne ha approfittato per sistemarsi negli Stati Uniti e godersi una vecchiaia tranquilla.
Per cui non può che farmi piacere leggere cose così:

"Ne ho visti dieci secondi scarsi, in ogni caso ritengo che la fiction su/con Sofia Loren di Rai1 sia uno dei più grandi furti della Storia della Rai, e ho detto tutto. No, dirò ancora qualcosa. Nei dieci secondi che ho visto c'era Sofia Loren, com'è oggi, che interpretava sua madre, negli anni Cinquanta; e c'era Paolantoni che sbavava per lei. Paolantoni che sbava per una settantenne-e-qualcosa in prima serata, senza bollino rosso, senza Gialappa, con un chroma key che faceva i brividi per quanto era fatto male, no, aspetta, forse era un brivido di nostalgia per il chroma key di Ralph Supermegamaxieroe."
 Leonardo (su Piste)

giovedì 11 marzo 2010

Guida alle manifestazioni per opposizioni volenterose

Qui non si parla della manifestazione di sabato 13. In questi giorni abbondano post, articoli, friendfeeds e email, e per chi voglia farsi un'idea delle migliori posizioni in campo, rimando a Francesco, Pippo e Leonardo.

Qui si parla di cio' di cui non si e' discusso in questi giorni: cos'e' una manifestazione, e a cosa serve. E magari questo aiuta a districarsi fra le diverse opinioni, o farsene di nuove.

Una manifestazione e' uno strumento politico. Considerazione un po' banale un po' no:
  • Politico perche' attiene alle questioni della polis.
  • Strumento perche' serve a raggiungere un obiettivo. Se no si va in piazza per sgranchirsi le gambe.
  • E soprattutto uno, fra gli altri. Per cui per prima cosa bisogna sfuggire alla falsa alternativa fra "andare in piazza" e "starsene a casa", nel senso di non fare niente. 




Di conseguenza, voler adottare un'iniziativa politica non implica necessariamente fare una manifestazione. Implica invece chiedersi se la manifestazione possa essere uno strumento giusto. Cioe' efficace. 

    E chiederselo a partire dalla caratteristiche di questo strumento: le manifestazioni sono partecipative, al tempo stesso organizzate (perche' qualcuno le convoca) e spontanee (perche' non sai mai cosa succede) e hanno una natura mediatica diretta (per chi ci va) e indiretta (per come vengono narrate dai media).


    Sono quindi oggetti sociali, e come tali vengono definiti non dalle intenzioni del loro autore, ma dall'interpretazione che ne da' chi vi partecipa: da chi scende in piazza a chi ne sente parlare. E quest'interpretazione e' influenzata da una moltitudine di agenti, fra cui il piu' importante e' il contesto dell'agenda collettiva. (Ovvero: nei giorni in cui si discuteva del caso Englaro, una eventuale manifestazione contro i finanziamenti alle scuole cattoliche sarebbe diventata una battaglia di laicita' e non di gestione delle risorse)


    Per questo e' fondamentale che le manifestazioni siano focalizzate: se si possono riassumere in uno slogan semplice, quello slogan ha la forza per diventare il meme che tiene insieme tutte le interpretazioni. Se invece si insegue una piattaforma articolata, e' probabile che quella manifestazione diventi "nulla", o peggio ancora un "qualcosa" determinato da altri. (I media, il contesto, gli altri attori in gioco, o una semplice coincidenza...)


    In sostanza, tutto questo puo' riassumersi in quattro domande da porsi ogni volta che si pensa di scendere in piazza:


    - Qual e' il problema?
    - Qual e' il contesto?
    - Qual e' l'obiettivo che vogliamo raggiungere?
    - La manifestazione e' uno strumento giusto?


    Un primo esempio si puo' fare con la manifestazione contro l'articolo 18 del 23 Marzo 2002


    - Qual e' il problema? Il governo Berlusconi sta usando l'articolo 18 come ulteriore clava contro lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori, e se questo passa si apre un'ulteriore breccia che non si sa quanto possa allargarsi.
    - Qual e' il contesto? Il centrosinistra, soggetto tradizionalmente di riferimento, e' in crisi esistenziale e ancora intontito dalla sconfitta elettorale, mentre il centrodestra e' forte di anni in cui i diritti dei lavoratori sono stati ridimensionati sia a livello legislativo sia culturale (con un'esaltazione della flessibilita' che ha coinvolto lo stesso centrosinistra della legge Treu)
    - Qual e' l'obiettivo che vogliamo raggiungere? Cambiare l'inerzia del rapporto flessibilita'-diritti.Siamo arrivati ad un punto oltre il quale i lavoratori non sono disposti ad andare.
    La manifestazione e' uno strumento giusto? Si perche c'e' bisogno di un segnale forte, anche superficiale, che permetta di bloccare l'iniziativa del governo e di risvegliare e cambiare l'agenda dei partiti del centrosinistra, e c'e' un messaggio chiaro* intorno a cui si puo' raccogliere consenso condiviso . Ma un segnale forte ha bisogno di una partecipazione storica, ben superiore ai numeri tradizionalmente garantiti dal sindacato.


    Ha funzionato? Si, perche' ha bloccato non solo ogni tentativo di riforma dell'art. 18, ma soprattutto l'ulteriore precarizzazione del lavoro. Chi oggi rimpiange il fatto che questo articoletto di per se' poco significativo sia ormai intoccabile dimentica che ai tempi venne trasformato in una clava, e non dal sindacato. 
    Di passaggio, il 23 Marzo 2002 aveva anche costruito un potenziale leader carismatico e serio per il centrosinistra, ma su questo possiamo stendere un velo pietoso...
    (*A ripescare nell'archivio si legge che quella manifestazione era "in difesa dei diritti, dell'articolo 18 e contro il terrorismo", ma per tutti e' ancora oggi "Il Circo Massimo contro l'articolo 18", a dimostrazione che le piattaforme non contano una mazza...)




    Un altro esempio e' lo Sciopero degli Stranieri del Primo Marzo 2010.





    Qual e' il problema? Il razzismo dilagante in Italia, in forma di violenza e di un generico clima di intolleranza
    - Qual e' il contesto? La propaganda del centrodestra e la faziosita' dei media hanno fatto passare l'equazione straniero=criminale
    - Qual e' l'obiettivo che vogliamo raggiungere? Spostare l'attenzione sul contributo positivo portato dagli stranieri
    - La manifestazione e' uno strumento giusto? Si perche' il semplice fatto di indire la manifestazione ha offerto una tribuna mediatica di un mese in cui dare spazio per la prima volta all'immigrazione positiva. Inoltre, la chiarezza e semplicita' dello slogan "Un giorno senza di noi" ha facilitato l'attenzione da parte dei media e la comprensione da parte dei cittadini.

    Ha funzionato? E' presto per dirlo, ma di sicuro senza lo sciopero nessuno saprebbe che gli immigrati producono il 9.5% del PIL italiano. Adesso qualcuno lo sa.


    Si puo' fare lo stesso giochino con qualunque manifestazione, per avere un approccio alla piazza piu' laico e consapevole. Magari a partire da quella di sabato.

    mercoledì 10 marzo 2010

    Epica del fratello scemo


    Gli Stati Uniti sono fatti cosi': piu' paghi, piu' ottieni. E se paghi davvero tanto, ottieni grandi privilegi e posizioni uniche. In cambio, ci si aspetta che tu non faccia cazzate.

    O almeno, e' fatta cosi' l'NBA.
    Se paghi, tanto, puoi guardare le partite praticamente dalla linea di fondo, perche' evidentemente sei un fan del basket, e ne capisci abbastanza da goderti la partita senza rischiare di mandarla a puttane.

    Ma cosa succede se quella sedia la dai al Fratello Scemo, quello che rubato un taxi della Fiat perche' tanto era suo, raggiunto nuove vette di deficienza nel viral marketing (e ce ne voleva...) a forza di pirla con la macchina fotografica e sputtanato quel che resta del made in Italy?

    Questo:





    (hat tip: Indiscreto)

    martedì 9 marzo 2010

    Segnatevi questo nome



    Mi sa che Pippo non ha capito come si fa politica in Italia: un blog-coso critica alcuni aspetti della sua campagna, e anziche' fare appello al Presidente di Internet per chiederne la rimozione, ci mette un link.
    Come se non ci fossero gia' abbastanza buoni motivi per votarlo.

    Civati Giuseppe. Chi vive in Brianza se lo segni.

    domenica 7 marzo 2010

    Masochisti per tradizione





    L'unica spiegazione che mi do è che il PD abbia voluto riaffermare la propria superiorità in uno dei pochi campi dove tutti gli riconoscono una leadership ora che pure il PDL comincia a farsi del male da solo.
    Perchè mi sembra che stia preparando un'operazione di masochismo di livello storico.

    Allora, il tuo avversario si incasina da solo, e rischia di non essere ammesso alle elezioni proprio nel mezzo di una campagna elettorale che ha impostato sulla mitologia del "fare".
    Giustamente, tu rispondi che sta ai tribunali valutare la legittimità delle operazioni, e scoraggi qualsiasi toppa politica.
    Quando però la toppa, in forma di decretino, arriva, cosa fai? Mi organizzi una manifestazione di protesta la settimana dopo?! Come esercizio di stile, propongo alcune considerazioni di cui i professionisti della politica saranno sicuramente consapevoli:

    - I tempi in politica sono importanti: la manifestazione del 13 arriva non solo dopo il decreto, ma anche dopo la pronuncia del Tar. Immaginando che la delibera sia favorevole al Pdl (se no in piazza ci si va a stappare champagne), quella diventa inevitabilmente una manifestazione contro il Tar. Cioè, lo stesso soggetto di cui hai giustamente difeso competenze e prerogative quando è scoppiata la crisi.

    - Lo slogan della manifestazione è "Sì alle regole, noi ai trucchi". In Italia. Oggi. Una manifestazione per dire sì' alle regole. Noi ai trucchi. In Italia. Pierluigi, ma sei scemo?!
    Poi lo so che c'è un'Italia che non ne può più di queste cialtronate, ma con una manifestazione improntata al rispetto ideologico delle regole, l'altra Italia non la convinci. Ma non cominci nemmeno a parlarci. O sposti la discussione sul piano del costo specifico del mancato rispetto delle regole, o chi guida un Suv (o guarda Rete 4, che sembra ti stia a cuore), tiene le orecchie tappate.

    - Ciliegina sulla torta, la questione firme passa da essere "Il centrodestra non è neanche capace di compilare un modulo" a "Il centrosinistra non ci sta a perdere e si aggrappa ad ogni cavillo per togliere il diritto di voto al centrodestra.. E quando gli va male, va in piazza a protestare". Un capolavoro.

    Purtroppo rimpalliamo sempre fra due alternative inadeguate: non fare niente (e non si può) o scendere in piazza (e spesso non serve). Ergo, in uno spirito costruttivo ecco una lista di alternative che rimette la questione su binari più adeguati, e rischia addirittura di portare qualche voto:

    1- trattare le firme ed il conseguente decreto come una questione giudiziaria, nel rispetto dell'indipendenza dei poteri, e quindi annunciare ricorso al Consiglio di Stato ed alla Corte Costituzionale

    2 - cestinare metà dei manifesti pronti ad essere mandati in stampa (operazione meritoria a prescindere) e rimpiazzarli con "Volete affidare la Lombardia/il Lazio a chi non è nemmeno in grado di compilare un modulo?", da integrare con sub-headline sottottitoli specifici dedicati a tutte le categorie che se sbagliano una data o una firma ci rimettono: imprenditori, avvocati, commercialisti, studenti universitari, contribuenti. (Cioè tutti gli elettori.)

    3 - Evitare enunciati di carattere universale e teorico ("viva le regole"), e fare esempi specifici. ("Quando vuoi affidare una delle Regioni più ricche d'Europa a un'ex velina, sbagliare a compilare i moduli è il minimo che ti possa capitare") e rilevanti ("E se fossero arrivati in ritardo nelle richieste di un finanziamento europeo? Pensate che l'UE avrebbe chiuso un occhio?)

    Così, per dire, se dopo anni di opposizione si vuole tornare a vincere...

    venerdì 5 marzo 2010

    Qualcuno comincia a fare sul serio

    Pippo ha cominciato la campagna elettorale, e per fortuna l'ha cominciata con una faccia diversa da quel che si vede in giro:


    "Ci siamo giocati anche il campo" fa parte di una serie di cartoline tematiche dedicate a urbanistica, mafia, acqua, nucleare, federalismo, integrazione, tecnologia, informazione, sanità, trasporti, caccia, economia, salute e istruzione. (Il ragazzo è secchione, e si vede).

    Adesso, visto che io c'ho sempre 'sto senso di colpa per aver portato all'estero quel briciolo di talento che ho (non che sia granchè, ma tutto fa brodo), colgo l'occasione per mettermi a posto la coscienza e dare il mio parere professionale:

    Media: la cartolina è una scelta interessante. Costa poco, va di mano in mano, attira l'interesse delle persone con un'immagine forte, ma consente anche di raccontare qualcosa di più. Un mezzo giusto per chi ha qualcosa da dire, ed una rete di persone per farle girare.

    I messaggi: Finalmente si parla di contenuti, ed è un bene. E di contenuti regionali, ed è una scelta che può non pagare, ma che è comunque legittima. Però resta l'effetto lista della spesa: posizioni ragionevoli su tanti temi, ma manca un elemento di sintesi, una visione unificante. Che sarebbe a dire: Civati, ne sai e su questi temi specifici posso darti ragione, ma chi sei? Che vuoi?
    Obama (eh, lo so,  ha stufato anche me, ma nessuno ha ancora fatto di meglio...) era "Change" e "Hope", il primo Berlusconi era "Il nuovo miracolo italiano", Veltroni era "Volemose bbene". (E difatti ha preso schiaffi da un Paese che di volersi bene non ha alcuna voglia). Civati cos'è?
    Stante questo, c'è da dire che spesso la visione unificante viene dal partito, ed il PD, come dire, è un tantino deficitario sotto questo aspetto.
    E poi forse questa visione non la si chiede nemmeno ad un semplice candidato al Consiglio Regionale. Ma visto come rischiano di andare le cose, forse si poteva osare di più.

    Il linguaggio: c'è una certa varianza, ma il giudizio complessivo è che le headlines siano carine e ben costruite. Forse troppo. La metafora è un meccanismo più complesso, e quindi ha un tempo di assimilazione più lungo: va bene se l'interlocutore ti sta già prestando attenzione, ad esempio durante un comizio, ma se si deve ancora stabilire un dialogo rischiano di essere poco efficaci. Idem per le altre figure retoriche usate.


    La Call to Action: sì! Finalmente qualcuno che non si limita a "Votantoniovotantoniovotantonio", cosa che si può fare, se capita, settimane o mesi dopo, ma offre l'opportunità per un'interazione immediata. "Scrivi un sms" di Civati è la call to action più intelligente che abbia visto finora in questa campagna elettorale. Ben più dei vari indirizzi internet, dato che raramente la gente ha a disposizione un computer, e la voglia di usarlo, quando vede cartelloni e cartoline, mentre ciò su cui si può scommettere è che un italiano ha almeno un cellulare in tasca.
    Anche qui si sarebbe potuto fare di meglio, invitando i potenziali elettori a contribuire alla campagna con un sms premium, mentre sembra che l'obiettivo in questo caso sia solo di raccogliere un database di potenziali sostenitori, cosa che conferma l'immagine di Civati come "candidato di relazioni e scarpe rotte".


    Giudizio complessivo. La campagna: credo che questo sia solo il primo passo, e andrà analizzata meglio più in là, comunque si può dire che sia senza dubbio incoraggiante, ma con due limiti.
    Il primo è che sembra una campagna di fidelizzazione, più che di espansione: media, messaggi, linguaggio e call to action sembrano finalizzati a rafforzare i rapporti con i propri sostenitori piuttosto che a sfondare fra nuovi elettori. Può darsi che Pippo si sia fatto due calcoli e basti questo per ottenere le preferenze necessarie, o che questa sia solo la fase uno in cui si ammassano le truppe.
    Il secondo limite è che è una campagna da candidato consigliere regionale, e non da leader: che si perda o che si vinca (magari per forfait), sarebbe stato interessante sfruttare quest'opportunità per costruirsi un profilo di primo piano, per poi puntare alla famosa candidatura a sindaco di Milano, o ad un ruolo nel partito.
    Ma questo richiederebbe, per l'appunto, una visione unificante a monte della lista della spesa.

    Giudizio complessivo. Il candidato: è intelligente ed ha delle belle intuizioni, ma è penalizzato dal fatto di stare in una classe di imbecilli, per cui bastano quelle poche intuizioni a fargli fare bella figura. Dato che non lo si può spostare in una scuola più severa perchè c'è bisogno che continui a candidarsi in Italia, bisogna incoraggiarlo e renderlo più ambizioso.

    giovedì 4 marzo 2010

    Pedagogia democratica 1.0

    Io non lo so come finirà questa cialtronata, quella del Lazio con le liste rinviate per panino, e soprattutto quella della Lombardia con le firme finte, che è ben più grave.
    Magari avremo un nuovo episodio di Tar libera tutti, anche se pure nella Regione più efficiente d'Italia un partito di ritardati resta tale.

    Credo però che la soluzione peggiore sia l'ennesima sanatoria deresponsabilizzante. Certo, c'è il rischio di avere due Governatori dimezzati, e la democrazia, e sono il primo partito, e tutto... Ma l'altra ipotesi mi fa più paura.
    Quella per cui in un Paese in cui nessuno risponde di quello che fa, e al massimo ce la si cava con una scusa in diretta e se proprio va male il pellegrinaggio dal vescovo, che in un Paese così nemmeno nei più alti momenti di una democrazia ci si debba assumere le proprie responsabilità.

    C'è un filo rosso che unisce argomenti diversi: la par condicio, l'articolo 18, il centralismo, i programmi scolastici ministeriali... In tutti questi casi non ci si fida dei giornalisti e dell'Ordine dei Giornalisti, delle aziende e dei Tribunali del Lavoro, degli enti locali e dei Collegi Docenti, e non ci si fida perchè non si può contare sul loro senso di responsabilità. Si disciplina tutto ex ante, perchè si sa che ex post ci sarebbe l'anarchia.
    Col risultato perverso, fra l'altro, che si è instaurata la convinzione per cui "se qualcosa non è illegale, allora è permesso", senza alcuna considerazione di opportunità o deontologia.
    E se anche è illegale, piuttosto che risponderne si tira in ballo il complotto e si fa una leggina ad persona. (O ad partitum, ad corporationem...)

    L'Italia non uscirà dalle secche finchè non semplificherà leggi e regolamenti.
    E non semplificherà leggi e regolamenti finchè non si potrà fidare dei propri cittaini.
    E non si potrà fidare dei propri cittadini finchè non affermerà il principio di responsabilità: se sbagli, ne subisci le conseguenze.
    Anche se sei il candidato del primo partito italiano.
    A maggior ragione, se sei il candidato del primo partito italiano.

    Quindi, è ora che si cerchino una piattaforma politica diversa da questa:

    Nel senso che anche il Papa non e' un galantuomo?


    Inchiesta G8, Santa Sede su Balducci 
    "Non sarà più gentiluomo del Papa"

    L'ex numero uno del Consiglio dei Lavori Pubblici, in carcere nell'ambito dell'inchiesta sui Grandi eventi, non sarà più chiamato a svolgere il ruolo. Sarà cancellato dall'Annuario, hanno riferito fonti vaticane


    (Homepage di Repubblica)

    lunedì 1 marzo 2010

    Quando invece si dice la destra cogliona


    Caos liste pure in Lombardia
    Fuori quella di Formigoni


    Corte d'appello di Milano: «Irregolari 514 firme»
    Caso Pdl in Lazio, Napolitano: «Controllo
    spetta ai giudici»

    16:57  CRONACHEEsclusione di "Lombardia per Formigoni". Ricorso possibile fino a domaniPremier sconcertatoScriviParole&PoliticaBlog





    Mo' vediamo cosa s'inventano per sfangarla.

    E tanto per farci del male anche noi, vediamo quale altra vaccata s'inventa Penati, che ad oggi e' l'unico politico al mondo a trattare come un dettaglio fastidioso il fatto che il proprio avversario politico possa essere ineleggibile.